Pubblicato da: mida999 | febbraio 8, 2013

L’asteroide 2012DA14

L’asteroide 2012DA14 è un corpo celeste delle dimensioni approssimative in diametro di 40 o 50 metri che nella giornata 15 febbraio 2013 transiterà  molto vicino alla Terra da sud a nord a 28000 chilometri dalla superficie del pianeta ed a 8000 chilometri di distanza dai satelliti in orbita geostazionaria. Sarà osservabile dall’Europa orientale, Asia ed Australia utilizzando uno strumento ottico come ad esempio un telescopio amatoriale od un binocolo.  Scoperto da un gruppo di astronomi spagnoli dell’osservatorio La Sagra in Andalusia, l’asteroide ha dimensioni simili a quello caduto il 30 giugno del 1908 in Russia in una località  chiamata Tunguska, esplodendo ed abbattendo gli alberi in un raggio di 1300 chilometri quadrati.”In questo caso comunque l’evento non desta preoccupazioni perchè sappiamo con certezza che 2012DA14 non colliderà  con la Terra”, ha affermato Don Yeomans, manager dell’ufficio per la ricerca e lo studio dei N.E.O (Near Earth Objects).”Venti anni fa non avremmo quasi certamente scoperto questo corpo celeste ma ora la Nasa sta monitorando il cielo per controllare se nel futuro  oggetti simili possano minacciare la Terra ed al tempo stesso per la loro rilevanza scientifica”.

Pubblicato da: mida999 | gennaio 25, 2013

Accordo Nasa-Esa per l’Orion

LA NASA ha firmato un accordo con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per fornire un modulo di servizio al veicolo spaziale Orion nell’ambito della missione di esplorazione-1 nel 2017.”Lo spazio è da tempo una frontiera per la cooperazione internazionale e noi ci muoviamo in questa direzione”, ha dichiarato Dan Dumbacher, vice amministratore associato per lo sviluppo del sistema di esplorazione della NASA con sede a Washington.Avvalendosi del proficuo rapporto instaurato con l’ESA quale partner della Stazione Spaziale Internazionale questa nuova collaborazione  favorirà lo sviluppo dei progetti studiati per inviare l’uomo più lontano nello spazio .I tre componenti essenziali del veicolo Orion sono la capsula che consentirà ai quattro astronauti dell’equipaggio di essere lanciati nello spazio e successivamente ricondotti a casa con un atterraggio sicuro, il sistema di interruzione del lancio che garantirà la sicurezza nell’ipotesi di un emergenza potenzialmente mortale ed il modulo di servizio che fornirà all’Orion il sistema energetico, termico e di propulsione.Il modulo di servizio è localizzato direttamente sotto la capsula dell’equipaggio, dotandola della capacità di propulsione nello spazio per il trasferimento orbitale e del controllo della stabilità oltre a generare ed immagazzinare l’energia, fornire il controllo termico, l’acqua e l’aria per gli astronauti.Rimarrà collegato al modulo dell’equipaggio fino a poco prima che la capsula ritorni a Terra.”Il contributo dell’ESA sarà fondamentale per il successo della missione” ha affermato Mark Geyer, manager del programma Orion.La missione di esplorazione-1 nel 2017 sarà di fatto il primo volo integrato del veicolo spaziale Orion con il nuovo sistema di lancio della NASA dopo un primo test effettuato nell’anno 2014 nel quale l’Orion sarà lanciato utilizzando un razzo vettore Delta IV Heavy ad un’altitudine di 5.800 Km.Se la missione dovesse andare a buon fine sarà seguita dalla seconda  fase che prevede il  lancio dell’Orion e un equipaggio di quattro astronauti nello spazio.”Abbiamo un lungo cammino davanti per sviluppare questo fondamentale progetto per l’esplorazione umana dello spazio e la NASA è entusiasta di avere l’ESA come partner nei prossimi anni” ha concluso Dumbacher.

Pubblicato da: mida999 | gennaio 17, 2013

La Terra ha la febbre

Gli scienziati della NASA hanno comunicato che il 2012 è stato il nono anno più caldo dal 1880, proseguendo una tendenza di lungo termine dell’aumento delle temperature del globo.Con l’eccezione dell’anno 1998, i nove anni più caldi dei 132 registrati si sono tutti verificati a partire dall’anno 2000, con il 2010 e 2005 primi in assoluto.Il NASA Goddard Institute for Space Studies (GISS) a New York che controlla le temperature della superficie del pianeta, ha rilasciato un’analisi aggiornata che confronta le temperature in tutto il mondo nel 2012 con la temperatura media globale dalla metà del 20° secolo.La temperatura media raggiunta nel 2012 è stata di circa 14,6 gradi Celsius, 0,6 °C più calda della metà del 20° secolo.La temperatura media globale è aumentata di 0,8 °C sin dal 1880 secondo le nuove analisi. Gli scienziati sottolineano che, benchè i modelli meteorologici causino sempre fluttuazioni nella temperatura media di anno in anno, il continuo aumento dei livelli dei gas a effetto serra nell’atmosfera terrestre comporteranno con ogni probabilità un aumento a lungo termine delle temperature del globo di decennio in decennio.Il motivo fondamentale è da attribuirsi appunto all’aumento esponenziale della quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.Il biossido di carbonio è un gas a effetto serra che intrappola il calore e soprattutto ha una profonda influenza sul clima terrestre.L’incremento dovuto alle emissioni artificiali ha accresciuto il livello di anidride carbonica in modo costante negli ultimi decenni.L’anidride carbonica presente era di circa 285 parti per milione nel 1880, il primo anno della registrazione delle temperature da parte del GISS.Nel 1960 la concentrazione atmosferica di biossido di carbonio, misurata a NOAA Mauna Loa Observatory, era di circa 315 parti per milione.Oggi si sono superate le 390 parti per milione.”Alcune stagioni potranno certamente rivelarsi meno calde della media a lungo termine, ma è indubitabile notare come la frequenza di periodi di caldo estremo sia in forte aumento.E’ ciò ha maggiore impatto sulle persone e le altre forme di vita sul pianeta”, ha concluso il direttore del GISS James E. Hansen.

Pubblicato da: mida999 | aprile 8, 2012

Diavoli marziani

Un “diavolo di polvere” marziano alto circa 20 chilometri è stato osservato il 14 marzo lungo la regione Amazonis Planitia dalla fotocamera ad alta risoluzione della NASA Mars Reconnaissance Orbiter nell’ambito dell’esperimento HiRISE.Nonostante la sua altezza il pennacchio è largo poco più di 70 metri.I “diavoli di polvere” si formano anche sulla Terra e sono prodotti dal surriscaldamento della superficie di un suolo arido che a causa di una depressione del terreno genera un mulinello di aria che può crescere in dimensioni ed in potenza.L’aria calda meno densa tende a dirigersi verso l’alto facendo affluire nuova aria dall’ambiente circostante.Quando il vortice formatosi arriva su una superficie relativamente fredda non ha più l’energia ed il tempo per riscaldare la nuova aria e quindi l’equilibrio si rompe provocando il rapido collasso ed il fisiologico dissolvimento di questo fenomeno metereologico.L’immagine è stata scattata nella tarda primavera marziana, a due settimane del solstizio d’estate, un momento in cui il suolo in latitudini medie dell’area settentrionale del pianeta rosso è maggiormente riscaldato dal sole.La sonda Mars Reconnaissance Orbiter ha esaminato Marte dal 2006 attraverso la sua dotazione di sei strumenti scientifici ed ora, nel prolungamento della missione, continua a fornire informazioni sul pianeta ed indagare sui processi che modificano la superficie come il vento solare e gli impatti meteoritici.

Pubblicato da: mida999 | novembre 19, 2011

Acqua su Titano

Secondo nuovi elementi raccolti dalla sonda della NASA Cassini un enorme oceano d’acqua potrebbe esistere sotto la gelida superficie di Titano, la luna di Saturno. Le osservazioni sono state effettuate dalla sonda dal 2004, quando è entrata in orbita attorno al gigante gassoso.Alcuni dettagli dell’orbita  e la rotazione di Titano non sembrano compatibili con il tipico comportamento di un corpo celeste completamente solido. Questi dettagli assumono però un crisma di plausibilità presumendo un oceano sotto la superficie probabilmente di acqua allo stato liquido. Il nuovo studio non è il primo a suggerire che Titano potrebbe avere un oceano sotterraneo ma aggiunge un’altra serie di elementi di prova a sostegno di questa suggestiva ipotesi.’Noi pensiamo che la presenza di un oceano interno sia da considerarsi probabile’ ha affermato l’autrice dello studio Rose-Marie Baland dell’Osservatorio Reale del Belgio a Bruxelles’. Titano , la più grande luna di Saturno con i suoi 5150 km di diametro, è considerato uno dei principali candidati ad ospitare la vita oltre la terra. La sua temperatura superficiale si attesta attorno a -179 gradi Celsius e possiede una spessa atmosfera ricca di azoto in cui turbinano migliaia di tipi diversi di molecole organiche con piogge di metano che formano laghi di idrocarburi liquidi sulla superficie. Diversi studi precedenti avevano ipotizzato che l’inclinazione di Titano ed il momento d’inerzia non avessero molto senso con una luna completamente solida mentre potessero funzionare con un oceano sotterraneo.La Baland ed il suo team hanno utilizzato questi risultati come punto di partenza per il loro studio. Attraverso i dati della Cassini si può presumere che la luna possieda un nucleo solido circondato da un oceano liquido d’acqua sotto un gelido ” guscio” in superficie. Le dimensioni di questi vari strati sono difficili da definire al momento ma i ricercatori hanno affermato che il lavoro di modellazione suggerisce che il guscio di ghiaccio potrebbe essere di 150-200 km di spessore e l’oceano di circa 425 km di profondità. La teoria della Baland sulla formazione ed evoluzione di Titano suppone dunque che questo oceano potrebbe essere composto principalmente da acqua ed in parte da ammoniaca piuttosto che da idrocarburi o da qualche altra sostanza. Se così fosse, Titano sarebbe da accomunare a satelliti nel sistema solare esterno come quelli di Saturno Encelado e di Giove Europa. Altra prova che sembra suffragare questa tesi è che l’intera superficie di Titano tenda a “scivolare” (traslazione), suggerendo che la crosta della luna e del nucleo siano separate da uno strato di acqua allo stato liquido. Alcuni astrobiologi ipotizzano che forme di vita di tipo esotico su base di metano possano esistere nei laghi di idrocarburi di Titano. La presenza di acqua allo stato liquido sulla luna di Saturno, requisito fondamentale per lo sviluppo della vita su base carbonio,  la renderebbero candidata attendibile per una ricerca mirata alla scoperta di forme di vita analoghe nel sistema solare.

Pubblicato da: mida999 | settembre 22, 2011

La Nasa progetta il futuro

La NASA sta proseguendo nello sviluppo del sistema di lancio nello spazio per l’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre.Lo Space Launch System può offrire un mezzo sicuro, accessibile e sostenibile in grado di superare i limiti attuali e consentire nuove scoperte nell’ambito della ricerca scientifica.Lo Space Launch System (SLS) è progettato per trasportare il Multi-Purpose Vehicle Orion Crew oltre ad attrezzature tecnologiche per l’effettuazione di esperimenti funzionali alle future missioni.SLS servirà inoltre come punto d’appoggio per i servizi dei partners commerciali ed il trasporto internazionale verso la Stazione Spaziale Internazionale.Il razzo includerà inoltre innovazioni tecnologiche sviluppate nell’ambito del programma Space Shuttle e Constellation al fine di sfruttare l’hardware già testato e le attrezzature d’avanguardia  per ridurre notevolmente i costi di sviluppo.Verranno utilizzati idrogeno ed ossigeno liquido per alimentare il sistema di propulsione che includerà l’interfaccia RS-25D/E del programma Space Shuttle ed il motore J-2X per lo stadio superiore mentre i voli di sviluppo iniziali utilizzeranno booster a propellente solido.SLS avrà una capacità iniziale di sollevamento di 70 tonnellate metriche, incrementabile successivamente a 130.Il primo volo di sviluppo è previsto per il 2017.Questa architettura specifica è stata scelta soprattutto perché utilizza un approccio “elastico e modificabile”che consentirà alla NASA di affrontare costose attività di sviluppo nelle prime fasi del programma e di tutelare il budget a disposizione da dinamiche inflattive.La possibilità di utilizzare un veicolo di lancio modulare configurabile per le esigenze di missioni specifiche, utilizzando una serie di elementi comuni, offre un ampio spettro di scelta a disposizione della NASA .’Abbiamo compiuto significativi progressi nella realizzazione dell’obiettivo di esplorazione dello spazio profondo, ha affermato il vice amministratore della NASA Lori Garver.’Stiamo riducendo i costi che riguardano il sistema di lancio spaziale Orion e dei contratti stipulati attraverso l’adozione di nuove modalità economiche in grado di farci risparmiare centinaia di milioni di dollari l’anno’.'Con la sua capacità di sollevamento superiore SLS espanderà il nostro raggio d’azione nel sistema solare in funzione di future esplorazioni della Luna, gli asteroidi vicini alla Terra, Marte ed oltre.Acquisiremo maggiori informazioni sulla formazione del sistema solare, sull’origine della vita sulla Terra e le possibilità di sviluppo su altri pianeti.Ampliando i confini dell’ esplorazione umana saremo in grado di comprendere in modo più compiuto noi stessi, il nostro pianeta ed il posto che occupiamo nell’universo’, ha concluso Garver.

Pubblicato da: mida999 | agosto 13, 2011

Molecole d’ossigeno nella nebulosa d’Orione

L’Herschel Space Observatory dell’ESA, osservando regioni di formazione stellare nella nebulosa di Orione, ha fornito per la prima volta la conferma della presenza di molecole di ossigeno nello spazio.Utilizzando tre frequenze infrarosse del radiotelescopio gli astronomi hanno provato l’esistenza di una molecola di ossigeno per ogni milione di molecole di idrogeno.Singoli atomi di ossigeno sono comuni nello spazio in particolare intorno alle stelle massicce ma l’ossigeno molecolare che costituisce circa il 20 per cento dell’aria che respiriamo si era dimostrato fino ad ora inafferrabile per gli astronomi .’L'ossigeno gassoso è stato scoperto nel 1770 ma ci sono voluti più di 230 anni per affermare finalmente con certezza che questa molecola elementare esiste nello spazio’, ha affermato Paul Goldsmith, scienziato Nasa del progetto Herschel presso il  Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.Il satellite svedese Odin aveva già individuato la molecola nel 2007 ma la scoperta non era stata purtroppo confermata.Goldsmith ed i suoi colleghi sospettano che l’ossigeno sia rinchiuso nel ghiaccio d’acqua all’interno di minuscoli grani di polvere.L’ossigeno rilevato da Herschel nella nebulosa di Orione potrebbe essere stato prodotto durante la formazione stellare dal riscaldamento dei granelli di ghiaccio che, rilasciando l’acqua, si sarebbero successivamente convertiti in molecole di ossigeno.I ricercatori hanno ora in programma di continuare la loro ricerca in altre regioni di formazione stellare.L’ossigeno è il terzo elemento più comune nell’universo e la sua forma molecolare dovrebbe essere abbondante nello spazio.Herschel si sta rivelando un potente strumento per svelare questo mistero irrisolto, consentendo agli astronomi di rilevare la firma spettrale dell’ossigeno in nuova serie di lunghezze d’onda dove si potrebbe celare.

Pubblicato da: mida999 | agosto 2, 2011

Il Mars Rover Curiosity nel cratere Gale

Il Mars Science Laboratory denominato Curiosity che decollerà da Cape Canaveral entro la fine dell’anno atterrerà nel cratere Gale nell’agosto 2012.Il cratere che prende il nome dall’astronomo australiano Walter F. Gale ha un diametro di 154 km. ed al suo interno è situata una montagna probabilmente residuo superstite di una sequenza estesa di depositi.’Curiosity oltre a raccogliere una grande quantità di dati scientifici sarà di fatto precursore di una futura missione per l’esplorazione umana del pianeta rosso’ha affermato  l’amministratore della NASA Charles Bolden.Durante la missione della durata di un anno marziano (due anni terrestri) i ricercatori utilizzeranno gli strumenti del rover per studiare se l’area di atterraggio possiede condizioni ambientali favorevoli per sostenere la vita microbica e suffragare attraverso nuove prove la teoria inerente lo sviluppo di precedenti forme di vita sul pianeta.’Il cratere Gale offre grandi speranze per l’ottenimento di risultati scientifici significativi’ ha dichiarato Jim Green, direttore del Planetary Science Division della NASA a Washington.Nel 2006 uno staff di 100 scienziati ha cominciato a prendere in considerazione circa 30 potenziali siti di atterraggio durante svariate riunioni in tutto il mondo, selezionandone infine quattro nel 2008.L’abbondanza di immagini raccolte ha consentito un’analisi approfondita riguardante i problemi legati alla sicurezza e le potenzialità scientifiche di ciascun sito per giungere infine all’unanime decisione sul cratere Gale.Curiosity, alimentato da un generatore termoelettrico a radioisotopi, è circa due volte più lungo e cinque volte più pesante rispetto a qualsiasi precedente Mars Rover.E’dotato di 10 strumenti scientifici tra i quali due per l’acquisizione e l’analisi dei campioni di roccia in polvere che il braccio robotico del rover raccoglie.La zona del cratere dove Curiosity concentrerà le proprie ricerche presenta una conoide alluvionale probabilmente prodotta dalla sedimentazione del materiale in carico all’originario corso d’acqua.Gli strati alla base della montagna contengono argille e solfati che si caratterizzano entrambi per la loro formazione in acqua.’Il cratere Gale si trova in una posizione di elevazione molto bassa su Marte e questa sua peculiarità lo rende particolarmente interessante in quanto è noto come l’acqua scorra in discesa’ ha osservato John Grotzinger, scienziato del progetto presso il California Institute of Technology di Pasadena.In termini di profilo verticale e bassa elevazione Gale offre caratteristiche di conformazione geologica simili al più grande canyon del sistema solare, Valles Marineris.Curiosity è destinato comunque a modificare la strategia incentrata sull’esclusiva ricerca dell’acqua seguita durante le  recenti esplorazioni di Marte.Le strumentazioni scientifiche del rover sono in grado infatti di identificare gli altri ingredienti della vita come il carbonio, mattone di base dei composti organici.La conservazione a lungo termine dei composti organici richiede condizioni ambientali speciali.Curiosity potrebbe trovarle negli strati di argilla e solfato presenti sul fondo della montagna nel cratere Gale che, depositatisi sui composti organici, li avrebbero protetti dall’ossidazione.La ricerca di elementi organici ed inorganici consentirà inoltre di indagare indirettamente sui cambiamenti climatici avvenuti nel corso della storia evolutiva del pianeta rosso all’interno di un sistema solare in progressiva trasformazione.

Pubblicato da: mida999 | luglio 25, 2011

Hubble scopre nuovo satellite di Plutone

Un team di astronomi, utilizzando il telescopio spaziale Hubble, ha scoperto una quarta luna in orbita attorno al pianeta Plutone.Il piccolo, nuovo satellite – temporaneamente denominato P4 – è stato osservato nell’ambito della ricerca di anelli attorno al pianeta nano ed è il più piccolo scoperto sinora con un diametro stimato tra 13 e 34 km.In confronto, Caronte, la luna più grande di Plutone, ha un diametro di 1.043 km. mentre gli altri satelliti, Nix e Hydra, sono nel range da 32 a 113 km.’Pur conoscendo le potenzialità di Hubble trovo sorprendente come sia riuscito a vedere un oggetto così piccolo ad una distanza di oltre 4 miliardi di km.,’ ha affermato Mark Showalter del SETI Institute di Mountain View in California, che ha guidato questo programma di osservazione con Hubble.La scoperta è il risultato degli studi in corso a sostegno della missione New Horizons della NASA, destinata ad esplorare il sistema di Plutone nel 2015 e fornire nuove indicazioni sull’area ai margini del nostro sistema solare.La mappatura di Hubble della superficie di Plutone e la scoperta dei suoi satelliti è stata preziosa per la pianificazione della missione New Horizons consentendo in questo modo di organizzare accuratamente le osservazioni durante il  futuro “flyby”.La nuova luna si trova tra le orbite di Nix e Hydra che Hubble scoprì nel 2005.Caronte è stata invece scoperta nel 1978 presso il US Naval Observatory ed osservata come corpo celeste separato da Plutone nel 1990 utilizzando Hubble.Si ipotizza che l’intero sistema di lune del pianeta nano possa essere stato costituito dalla collisione fra Plutone ed un altro corpo di dimensioni planetarie alle origini del sistema solare.L’impatto proiettò materiale che la gravità fuse  successivamente generando i satelliti intorno a Plutone in una dinamica simile a quella Terra-Luna.Gli scienziati teorizzano inoltre che il materiale staccatosi dalle lune di Plutone a causa degli impatti di micrometeoriti possa aver formato anelli attorno al pianeta nano ma le foto di Hubble non ne hanno ancora rilevati.

Pubblicato da: mida999 | luglio 10, 2011

STS-135 : termina l’era Space Shuttle

Con il decollo dell’Atlantis, avvenuto l’8 luglio dal Kennedy Space Center, si è ufficialmente conclusa l’era dello Space Shuttle.La navicella nel corso della missione finale STS-135 ha trasportato il modulo logistico multiuso Raffaello oltre a rifornimenti e pezzi di ricambio per la Stazione Spaziale Internazionale.La fine del programma Space Shuttle non significa in prospettiva un ridimensionamento della NASA nel suo storico obiettivo di inviare l’uomo nello spazio.La NASA ha un robusto programma di sviluppo tecnologico e ricerca scientifica che proseguirà negli anni a venire.Nell’ambito dell’ esplorazione sta progettando la realizzazione di missioni in grado di inviare uomini nel sistema solare, lavorando in direzione di un futuribile atterraggio umano su Marte.Verrà costruito il Multi-Purpose Vehicle Crew, basato sul design della capsula Orion, con una capacità di ospitare quattro astronauti in missioni di 21 giorni.Sono in fase di sviluppo inoltre le tecnologie necessarie per il viaggio dell’uomo nello spazio profondo tra le quali la propulsione elettrica solare.Per quanto riguarda la Stazione Spaziale Internazionale che di fatto è il fulcro dell’attività spaziale umana nella bassa orbita terrestre, proseguirà con un equipaggio di sei astronauti americani a lavorare 365 giorni l’anno, designata dalla Nasa come laboratorio nazionale nell’ambito della ricerca scientifica e banco di prova per le tecnologie di esplorazione,rifornimento dei veicoli spaziali, sistemi avanzati di supporto vitale e interfacce uomo/robot.Le aziende private aerospaziali si occuperanno in futuro dei voli di trasporto verso la ISS subentrando così allo Shuttle in questa funzione.In ambito scientifico la NASA sta conducendo in questo momento una serie senza precedenti di missioni che mirano ad ampliare le conoscenze e la comprensione della Terra, del sistema solare e dell’universo.Il 16 luglio il veicolo spaziale Dawn inizierà l’anno di permanenza in orbita del grande asteroide Vesta per aiutarci a comprendere il primo capitolo della storia del nostro sistema solare.Nel mese di agosto la navicella spaziale Juno decollerà verso Giove per indagarne le origini, la struttura e l’atmosfera.Dal 29 luglio 1958 quando il presidente Eisenhower firmò l’atto di costituzione la Nasa ha intrapreso programmi volti all’esplorazione spaziale, raggiungendo nel tempo successi e scoperte che hanno avuto significative ricadute in molteplici settori nella vita di tutti i giorni.Il programma Shuttle dopo 30 anni termina ma la Nasa ha davanti a sè ancora molta strada da percorrere nel tentativo di fare luce sui misteri irrisolti dell’universo.

Pubblicato da: mida999 | luglio 2, 2011

Vita aliena su Europa

Clicca sulla foto per il video

Europa: una luna ghiacciata di Giove, potrebbe essere la speranza per la ricerca di vita aliena nel nostro sistema solare.Secondo le teorie comunemente accettate, al di sotto della crosta ghiacciata di Europa si troverebbe uno strato di acqua liquida mantenuta tale dal calore generato dalle “maree” causate dall’interazione gravitazionale con Giove. Se l’ipotesi venisse confermata, potrebbe trattarsi di una scoperta di enorme rilievo.Sinora non sono stati infatti individuati su nessun corpo del sistema solare (ad eccezione della Terra e in stati molecolari su Marte) grandi giacimenti d’acqua allo stato liquido. Un ulteriore motivo di interesse deriva dal fatto che, secondo prove indirette, l’oceano sotterraneo potrebbe essere composto da acqua salata ed avere una temperatura prossima allo zero centigrado; si tratterebbe quindi di condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo di forme di vita elementari simili a quelle individuate sulla Terra nei ghiacci antartici a oltre 4 chilometri di profondità.Gran parte delle nostre conoscenze relative ad Europa proviene dai dati e dalle immagini inviate a Terra dalle missioni Voyager e Galileo, l’ultima delle quali si è conclusa nel 2003. Già prima di allora, la comunità scientifica aveva manifestato l’esigenza di nuove missioni su Europa, allo scopo di determinare la composizione della superficie, confermare (o smentire) l’esistenza dell’oceano al di sotto di essa ed individuare segnali che potessero indicarvi la presenza di vita extraterrestre.Un orbiter dotato di sensori gravimetrici o dispositivi radar potrebbe rilevare l’esistenza dell’oceano, le immagini ad alta risoluzione ottenute permetterebbero di dedurre l’origine delle caratteristiche superficiali e gli eventuali spettroscopi di bordo potrebbero determinare la composizione di vaste regioni della superficie. Se ad esso fosse inoltre abbinato un piccolo lander potrebbe essere determinata la composizione chimica  della superficie e con opportune misure di onde sismiche, il livello di attività della luna e lo spessore del ghiaccio.Idee più ambiziose sono state proposte per un lander capace di trovare  le prove dell’esistenza della vita attraverso l’esplorazione diretta dell’ipotizzato oceano sotto il ghiaccio di Europa.Una delle proposte più all’avanguardia prevederebbe l’utilizzo di una sonda a propulsione nucleare in  grado di sciogliere la superficie ghiacciata  per raggiungere l’oceano sottostante.

Pubblicato da: mida999 | maggio 18, 2011

L’esperimento AMS

Dopo gli inconvenienti occorsi ai generatori Apu, fondamentali nella fase di rientro della navicella è decollato dal Kennedy Space Center lo shuttle Endeavour con a bordo l’astronauta italiano dell’ESA Roberto Vittori.Nel corso della sua ultima missione, STS-134, della durata di sedici giorni verranno installati l’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS) ed ulteriori componenti di ricambio per le apparecchiature della Stazione tra i quali quelli per il robot Dextre.Grande interesse viene riposto nelle ricerche che potranno essere sviluppate grazie all’ utilizzo dell’Alpha Magnetic Spectrometer.Utilizzando un grande magnete permanente verrà generato un forte campo magnetico uniforme (~ 0,14 Tesla) per piegare il percorso delle particelle cosmiche mentre passano attraverso cinque diversi tipi di rilevatori.Il Transition Radiation Detector (TRD) misura le particelle che passano ad una velocità prossima a quella della luce. Il Time Of Flight (TOF) rileva la carica e la velocità della transizione,il Silicon Tracker le coordinate delle particelle cariche nel campo magnetico, il Ring Imaging Cherenkov Counter (RICH) la velocità e la carica delle particelle mentre il calorimetro elettromagnetico (ECAL) l’energia e le coordinate degli elettroni, positroni ed i raggi gamma.L’AMS impiega anche due sensori stellari ed un sistema GPS.Con oltre 300.000 canali di dati il rilevatore raccoglie una grande quantità di dati che viene successivamente elaborata ed inviata sulla Terra utilizzando il centro comunicazione ed infrastrutture di dati dell’ISS.Tutte le ricerche sinora effettuate indicano che l’universo è composto di materia.Tuttavia la teoria del Big Bang prevede che l’origine dell’universo richieda l’identica quantità di materia ed antimateria.Teorie che postulano questa apparente asimmetria violerebbero infatti altre misurazioni.L’esistenza dell’antimateria è una delle questioni fondamentali della fisica moderna.Eventuali osservazioni di un nucleo di antielio fornirebbero quindi una forte evidenza dell’esistenza di antimateria.L’AMS-02 indagherà inoltre sulla materia oscura.Dagli studi svolti sappiamo che la materia visibile nell’universo raggiunge al massimo il 5 % della massa totale esistente.Il restante 95% ossia la materia oscura non è visibile e non ne conosciamo ancora l’esatta natura.Uno dei principali obiettivi nella ricerca della materia oscura è il neutralino:se esistesse dovrebbe generarsi dalla collisione con altre particelle e l’Alpha Magnetic Spectrometer potrebbe segnalarne la presenza anche attraverso eventuali emissioni di positroni, anti-protoni o raggi gamma.Un’ ulteriore indagine che l’Alpha Magnetic Spectrometer potrà effettuare nei prossimi tre anni sarà quella riguardante la radiazione cosmica.La raccolta di una ingente ed accurata quantità di dati sulle variazioni a lungo termine del flusso dei raggi cosmici potrà consentire ai ricercatori di pianificare contromisure appropriate per la protezione dell’equipaggio di volo dalle radiazioni anche in prospettiva di un futuribile volo umano su Marte.

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