Pubblicato da: mida999 | gennaio 12, 2010

Deep Space One : la propulsione ionica

Spazio ultima frontiera“.Se volessimo iniziare un articolo riguardante l’esplorazione del cosmo non potremmo trovare “incipit” più azzeccato.La trekkiana “Enterprise” ha riempito per anni l’immaginario collettivo di generazioni di amanti dello science-fiction visitando a velocità curvatura infiniti mondi in infinite galassie.Dagli albori della civiltà sino all’età contemporanea il filo comune è sempre stato il desiderio di conoscenza dell’uomo, valicando barriere all’apparenza insormontabili.Le due variabili in gioco erano e sono tuttora lo spazio ed il tempo che Albert Einstein ci ha insegnato a condiderare in stretta correlazione.Parlando quindi di unità astronomiche è evidente che il problema stia nel dover affrontare distanze siderali nel tempo più breve possibile,anche per evitare lunghe esposizioni dell’organismo umano ai temibili raggi cosmici.Come tutti ben conosciamo la velocità maggiore nell’universo è quella della luce (300.000 km/sec.)che la tecnologia odierna non è ancora riuscita ad avvicinare.Dal primo satellite lanciato nello spazio l’astronautica ha fatto passi da gigante ed anche il concetto di propulsione sta evolvendosi, esplorando nuove futuristiche applicazioni.I motori utilizzati nelle missioni spaziali dal 1959, erano prevalentemente a propulsione chimica, sia per i vettori di lancio che per i razzi stabilizzatori. Escludendo avvenieristici nonchè improbabili progetti quali la vela solare,lo stato reattore a fusione,l’antimateria ed il concettuale motore ad energia tachionica oggi gli ingegneri ed i fisici aerospaziali hanno sperimentato con successo un nuovo tipo di propulsione, non solo per i vettori di lancio ancora a propulsione chimica, ma anche per i satelliti e le sonde nello spazio.Stiamo parlando della propulsione ionica.I motori a propulsione ionica producono una spinta minore di quella data dai motori a propulsione chimica.Questi motori generano deboli spinte per periodi di tempo prolungati permettendo di raggiungere velocità estremamente elevate, per effetto del moto inerziale nello spazio.Il 24 ottobre del 1998 da Cape Canaveral fu lanciata dalla Nasa la Deep Space One,prima sonda spinta da questa nuova propulsione seguita nel 2003  dalla SMART-1 attraverso un vettore Ariane 5 lanciata dall’ESA(European Space Agency)da Kourou (Guiana francese). Ricordiamo anche il piccolo robot giapponese chiamato Minerva , lanciato  ultimamente dalla sonda Hayabusa a propulsione ionica, per lo studio della polvere cosmica e inviato in direzione dell’asteroide Itowaka a 300 milioni di km. dalla Terra.Una tecnologia simile definita “al plasma”(effetto Hall) ha affiancato la “ionica” nel tentativo comune di ridurre drasticamente i tempi dei viaggi nello spazio.La Nasa ha firmato un accordo per sviluppare questa tecnologia insieme alla società fondata dal fisico ed ex-astronauta, Franklin Chang Diaz, originario del Costa Rica.Il motore utilizza una serie di campi magnetici per creare il plasma, in grado di generare la spinta. Chiamato Variable Specific Impulse Magnetoplasma Rocket (VASIMR) viene realizzato dall’azienda di Chang Diaz, la ‘Ad Astra Rocket Company‘. Considerato il quarto stato di aggregazione della materia (dopo il solido, il liquido e il gassoso), il motore a plasma, secondo la Nasa, sarà provato a partire dal 2012 sulla Stazione spaziale internazionale (Iss), in orbita intorno alla Terra.

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