Pubblicato da: mida999 | aprile 3, 2010

Visioni del futuro – Intervista a Kevin Warwick

Kevin Warwick, professore di cibernetica all’ Università di Reading (UK), conduce da anni ricerche nel campo della robotica, dell’intelligenza artificiale e delle interfacce uomo-macchina che gli hanno consentito di progettare robot dotati di sensibilità non lontane da quelle che a noi umani conferiscono i nostri cinque sensi ed a realizzare piccoli  robot  mobili, pilotati da una rete di cellule nervose (prelevate dal cervello di ratti).L’aspetto più controverso dei suoi studi riguarda l’ibridazione uomo-macchina. Warwick, infatti, è convinto che la prossima forma di vita sul pianeta terra, in un percorso evolutivo “estropicamente” modificato ed accelerato dall’esponenziale curva di crescita tecnologica, potrebbe essere una specie a metà fra l’essere umano e le macchine. L’umanità sarebbe di conseguenza divisa fra coloro che accetteranno di ibridarsi con le macchine e gli altri: una sottospecie dalle potenzialità limitate. In due occasioni, Warwick si è sottoposto in prima persona a esperimenti di ibridazione con le macchine, facendosi impiantare nel braccio dei dispositivi elettronici.Il primo, nel 1991, gli permise di comunicare   la sua presenza alle apparecchiature elettroniche del suo laboratorio. Warwick ritiene che chip di questo tipo, che sfruttano una tecnologia che sta a metà fra quella dei Gps e quella delle radiotrasmittenti, potrebbero essere impiantati a tutti, per permettere di localizzare in ogni istante le persone. Lo scienziato è consapevole che l’idea suscita timori, ma risponde citando l’utilità di apparecchi di questo tipo nei casi, per esempio, di persone scomparse.In un secondo esperimento, nel 2002, si fece impiantare nel braccio un microchip che gli permise di comandare a distanza strumenti elettronici di diverso tipo. Fra questi, un braccio meccanico che lo scienziato riuscì a muovere collegandosi a internet: Warwick infatti si trovava alla Columbia University di New York, mentre il dispositivo meccanico era a Londra. In quell’occasione, sua moglie si fece impiantare un dispositivo analogo: i loro sistemi nervosi entrarono così in comunicazione e i due furono in grado di scambiarsi semplici messaggi (per esempio, lui sentiva quando lei muoveva il braccio).La prossima tappa che Warwick vorrebbe realizzare entro i prossimi 6-7 anni è la comunicazione telepatica, da attuare attraverso impianti collocati direttamente nel cervello. Lo scienziato ritiene che in questo modo sarà possibile scambiarsi anche informazioni complesse quali immagini e sensazioni.Per ascoltare l’intervista clicca qui.

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