Pubblicato da: mida999 | luglio 25, 2011

Hubble scopre nuovo satellite di Plutone

Un team di astronomi, utilizzando il telescopio spaziale Hubble, ha scoperto una quarta luna in orbita attorno al pianeta Plutone.Il piccolo, nuovo satellite – temporaneamente denominato P4 – è stato osservato nell’ambito della ricerca di anelli attorno al pianeta nano ed è il più piccolo scoperto sinora con un diametro stimato tra 13 e 34 km.In confronto, Caronte, la luna più grande di Plutone, ha un diametro di 1.043 km. mentre gli altri satelliti, Nix e Hydra, sono nel range da 32 a 113 km.’Pur conoscendo le potenzialità di Hubble trovo sorprendente come sia riuscito a vedere un oggetto così piccolo ad una distanza di oltre 4 miliardi di km.,’ ha affermato Mark Showalter del SETI Institute di Mountain View in California, che ha guidato questo programma di osservazione con Hubble.La scoperta è il risultato degli studi in corso a sostegno della missione New Horizons della NASA, destinata ad esplorare il sistema di Plutone nel 2015 e fornire nuove indicazioni sull’area ai margini del nostro sistema solare.La mappatura di Hubble della superficie di Plutone e la scoperta dei suoi satelliti è stata preziosa per la pianificazione della missione New Horizons consentendo in questo modo di organizzare accuratamente le osservazioni durante il  futuro “flyby”.La nuova luna si trova tra le orbite di Nix e Hydra che Hubble scoprì nel 2005.Caronte è stata invece scoperta nel 1978 presso il US Naval Observatory ed osservata come corpo celeste separato da Plutone nel 1990 utilizzando Hubble.Si ipotizza che l’intero sistema di lune del pianeta nano possa essere stato costituito dalla collisione fra Plutone ed un altro corpo di dimensioni planetarie alle origini del sistema solare.L’impatto proiettò materiale che la gravità fuse  successivamente generando i satelliti intorno a Plutone in una dinamica simile a quella Terra-Luna.Gli scienziati teorizzano inoltre che il materiale staccatosi dalle lune di Plutone a causa degli impatti di micrometeoriti possa aver formato anelli attorno al pianeta nano ma le foto di Hubble non ne hanno ancora rilevati.

Pubblicato da: mida999 | luglio 10, 2011

STS-135 : termina l’era Space Shuttle

Con il decollo dell’Atlantis, avvenuto l’8 luglio dal Kennedy Space Center, si è ufficialmente conclusa l’era dello Space Shuttle.La navicella nel corso della missione finale STS-135 ha trasportato il modulo logistico multiuso Raffaello oltre a rifornimenti e pezzi di ricambio per la Stazione Spaziale Internazionale.La fine del programma Space Shuttle non significa in prospettiva un ridimensionamento della NASA nel suo storico obiettivo di inviare l’uomo nello spazio.La NASA ha un robusto programma di sviluppo tecnologico e ricerca scientifica che proseguirà negli anni a venire.Nell’ambito dell’ esplorazione sta progettando la realizzazione di missioni in grado di inviare uomini nel sistema solare, lavorando in direzione di un futuribile atterraggio umano su Marte.Verrà costruito il Multi-Purpose Vehicle Crew, basato sul design della capsula Orion, con una capacità di ospitare quattro astronauti in missioni di 21 giorni.Sono in fase di sviluppo inoltre le tecnologie necessarie per il viaggio dell’uomo nello spazio profondo tra le quali la propulsione elettrica solare.Per quanto riguarda la Stazione Spaziale Internazionale che di fatto è il fulcro dell’attività spaziale umana nella bassa orbita terrestre, proseguirà con un equipaggio di sei astronauti americani a lavorare 365 giorni l’anno, designata dalla Nasa come laboratorio nazionale nell’ambito della ricerca scientifica e banco di prova per le tecnologie di esplorazione,rifornimento dei veicoli spaziali, sistemi avanzati di supporto vitale e interfacce uomo/robot.Le aziende private aerospaziali si occuperanno in futuro dei voli di trasporto verso la ISS subentrando così allo Shuttle in questa funzione.In ambito scientifico la NASA sta conducendo in questo momento una serie senza precedenti di missioni che mirano ad ampliare le conoscenze e la comprensione della Terra, del sistema solare e dell’universo.Il 16 luglio il veicolo spaziale Dawn inizierà l’anno di permanenza in orbita del grande asteroide Vesta per aiutarci a comprendere il primo capitolo della storia del nostro sistema solare.Nel mese di agosto la navicella spaziale Juno decollerà verso Giove per indagarne le origini, la struttura e l’atmosfera.Dal 29 luglio 1958 quando il presidente Eisenhower firmò l’atto di costituzione la Nasa ha intrapreso programmi volti all’esplorazione spaziale, raggiungendo nel tempo successi e scoperte che hanno avuto significative ricadute in molteplici settori nella vita di tutti i giorni.Il programma Shuttle dopo 30 anni termina ma la Nasa ha davanti a sè ancora molta strada da percorrere nel tentativo di fare luce sui misteri irrisolti dell’universo.

Pubblicato da: mida999 | luglio 2, 2011

Vita aliena su Europa

Clicca sulla foto per il video

Europa: una luna ghiacciata di Giove, potrebbe essere la speranza per la ricerca di vita aliena nel nostro sistema solare.Secondo le teorie comunemente accettate, al di sotto della crosta ghiacciata di Europa si troverebbe uno strato di acqua liquida mantenuta tale dal calore generato dalle “maree” causate dall’interazione gravitazionale con Giove. Se l’ipotesi venisse confermata, potrebbe trattarsi di una scoperta di enorme rilievo.Sinora non sono stati infatti individuati su nessun corpo del sistema solare (ad eccezione della Terra e in stati molecolari su Marte) grandi giacimenti d’acqua allo stato liquido. Un ulteriore motivo di interesse deriva dal fatto che, secondo prove indirette, l’oceano sotterraneo potrebbe essere composto da acqua salata ed avere una temperatura prossima allo zero centigrado; si tratterebbe quindi di condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo di forme di vita elementari simili a quelle individuate sulla Terra nei ghiacci antartici a oltre 4 chilometri di profondità.Gran parte delle nostre conoscenze relative ad Europa proviene dai dati e dalle immagini inviate a Terra dalle missioni Voyager e Galileo, l’ultima delle quali si è conclusa nel 2003. Già prima di allora, la comunità scientifica aveva manifestato l’esigenza di nuove missioni su Europa, allo scopo di determinare la composizione della superficie, confermare (o smentire) l’esistenza dell’oceano al di sotto di essa ed individuare segnali che potessero indicarvi la presenza di vita extraterrestre.Un orbiter dotato di sensori gravimetrici o dispositivi radar potrebbe rilevare l’esistenza dell’oceano, le immagini ad alta risoluzione ottenute permetterebbero di dedurre l’origine delle caratteristiche superficiali e gli eventuali spettroscopi di bordo potrebbero determinare la composizione di vaste regioni della superficie. Se ad esso fosse inoltre abbinato un piccolo lander potrebbe essere determinata la composizione chimica  della superficie e con opportune misure di onde sismiche, il livello di attività della luna e lo spessore del ghiaccio.Idee più ambiziose sono state proposte per un lander capace di trovare  le prove dell’esistenza della vita attraverso l’esplorazione diretta dell’ipotizzato oceano sotto il ghiaccio di Europa.Una delle proposte più all’avanguardia prevederebbe l’utilizzo di una sonda a propulsione nucleare in  grado di sciogliere la superficie ghiacciata  per raggiungere l’oceano sottostante.

Pubblicato da: mida999 | maggio 18, 2011

L’esperimento AMS

Dopo gli inconvenienti occorsi ai generatori Apu, fondamentali nella fase di rientro della navicella è decollato dal Kennedy Space Center lo shuttle Endeavour con a bordo l’astronauta italiano dell’ESA Roberto Vittori.Nel corso della sua ultima missione, STS-134, della durata di sedici giorni verranno installati l’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS) ed ulteriori componenti di ricambio per le apparecchiature della Stazione tra i quali quelli per il robot Dextre.Grande interesse viene riposto nelle ricerche che potranno essere sviluppate grazie all’ utilizzo dell’Alpha Magnetic Spectrometer.Utilizzando un grande magnete permanente verrà generato un forte campo magnetico uniforme (~ 0,14 Tesla) per piegare il percorso delle particelle cosmiche mentre passano attraverso cinque diversi tipi di rilevatori.Il Transition Radiation Detector (TRD) misura le particelle che passano ad una velocità prossima a quella della luce. Il Time Of Flight (TOF) rileva la carica e la velocità della transizione,il Silicon Tracker le coordinate delle particelle cariche nel campo magnetico, il Ring Imaging Cherenkov Counter (RICH) la velocità e la carica delle particelle mentre il calorimetro elettromagnetico (ECAL) l’energia e le coordinate degli elettroni, positroni ed i raggi gamma.L’AMS impiega anche due sensori stellari ed un sistema GPS.Con oltre 300.000 canali di dati il rilevatore raccoglie una grande quantità di dati che viene successivamente elaborata ed inviata sulla Terra utilizzando il centro comunicazione ed infrastrutture di dati dell’ISS.Tutte le ricerche sinora effettuate indicano che l’universo è composto di materia.Tuttavia la teoria del Big Bang prevede che l’origine dell’universo richieda l’identica quantità di materia ed antimateria.Teorie che postulano questa apparente asimmetria violerebbero infatti altre misurazioni.L’esistenza dell’antimateria è una delle questioni fondamentali della fisica moderna.Eventuali osservazioni di un nucleo di antielio fornirebbero quindi una forte evidenza dell’esistenza di antimateria.L’AMS-02 indagherà inoltre sulla materia oscura.Dagli studi svolti sappiamo che la materia visibile nell’universo raggiunge al massimo il 5 % della massa totale esistente.Il restante 95% ossia la materia oscura non è visibile e non ne conosciamo ancora l’esatta natura.Uno dei principali obiettivi nella ricerca della materia oscura è il neutralino:se esistesse dovrebbe generarsi dalla collisione con altre particelle e l’Alpha Magnetic Spectrometer potrebbe segnalarne la presenza anche attraverso eventuali emissioni di positroni, anti-protoni o raggi gamma.Un’ ulteriore indagine che l’Alpha Magnetic Spectrometer potrà effettuare nei prossimi tre anni sarà quella riguardante la radiazione cosmica.La raccolta di una ingente ed accurata quantità di dati sulle variazioni a lungo termine del flusso dei raggi cosmici potrà consentire ai ricercatori di pianificare contromisure appropriate per la protezione dell’equipaggio di volo dalle radiazioni anche in prospettiva di un futuribile volo umano su Marte.

Pubblicato da: mida999 | marzo 23, 2011

Taurus II scalda i motori

Al Nasa Stennis Space Center continuano le prove dei motori Aerojet AJ26 in funzione del progetto di Orbital Sciences Corporation per i voli cargo commerciali verso la Stazione Spaziale Internazionale.Orbital prevede di lanciare la prima di otto missioni cargo di linea senza pilota a bordo della ISS nei primi mesi del 2012.L’azienda aerospaziale ha già testato con successo i motori AJ26 Aerojet che alimenteranno il primo stadio del loro razzo Taurus II.Prove su ciascuno dei motori sono state eseguite da una squadra di Orbital, Aerojet e di ingegneri del Nasa John C. Stennis Space Center.L’ultimo prova è stata condotta il 19 marzo nel  Test E-1 Stand. I primi due motori, testati all’inizio di quest’anno, saranno consegnati ad Orbital al sito di lancio Wallops Flight Facility in Virginia per l’integrazione con il primo stadio del Taurus II.Orbital sta sviluppando inoltre il sistema logistico di Taurus II nell’ambito del progetto congiunto con la Nasa Commercial Orbital Transportation Services, programmato per svolgere le missioni di rifornimento merci ISS nell’ambito del contratto commerciale di rifornimento servizi.

Pubblicato da: mida999 | marzo 18, 2011

Il Messenger in orbita attorno a Mercurio

Dopo aver attraversato il sistema solare interno la sonda Messenger della Nasa si appresta ad entrare in orbita attorno a Mercurio.Il veicolo spaziale che trasporta sette strumenti scientifici a bordo, preparato appositamente per sopportare le condizioni estreme che si trovano vicino al Sole, sarà il primo ad orbitare intorno al pianeta più interno del sistema solare. L’inserimento porterà il veicolo spaziale in un’orbita di 12 ore su Mercurio con 1200 mt. di altitudine minima.In quel momento la sonda si troverà a 46.140 mila chilometri dal Sole e 155.060 mila km. dalla Terra.Il Messenger si trova in missione da sei anni per diventare il primo veicolo spaziale ad entrare in orbita fissa attorno a Mercurio.La sonda ha seguito un percorso attraverso il sistema solare interno tra cui un flyby della Terra, due sorvoli di Venere e tre flyby di Mercurio.Il 7 marzo le antenne di ciascuno dei tre Deep Space Network (DSN) delle stazioni a terra hanno iniziato un monitoraggio continuo che permetta agli ingegneri di controllo del volo presso la Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory di osservare il Messenger nel suo approccio finale a Mercurio.’Questo è un momento importante per il nostro team operativo che segna la fine di sei anni e mezzo di viaggio durante il quale siamo riusciti a guidare la navicella attraverso sei passaggi ravvicinati planetari, cinque grandi manovre propulsive e sedici correzioni della traiettoria’, ha affermato il Messenger Systems Engineer Eric Finnegan.’La missione Messenger ha ora raggiunto la sua fase finale: l’inserimento in orbita è l’ultimo ostacolo da superare per intraprendere l’esplorazione del pianeta più interno del sistema solare’.

Pubblicato da: mida999 | febbraio 27, 2011

STS-133:ultima missione per il Discovery

Dopo l’interruzione del novembre scorso dovuta al guasto occorso al Ground Umbilical Carrier Plate è partita il 24.02.2011 la missione STS-133 dello Space Shuttle Discovery dal Kennedy Space Center in Florida.La navetta trasporterà in orbita nel corso del suo ultimo volo il Modulo Permanente Multiuso (PMM) ottenuto dalla conversione del modulo multi-Purpose Logistics (MPLM) Leonardo.Il PMM fornirà memoria aggiuntiva, aiutando l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale nella realizzazione degli esperimenti riguardanti biologia, biotecnologia, fisica dei fluidi e scienza dei materiali.Sul Discovery saranno trasportati anche componenti critici di ricambio, l’Express Logistics Carrier 4 (ELC4), piattaforma di carico non pressurizzata che fornisce sistemi di montaggio meccanico, energia elettrica e di comando e la gestione dei dati e dei servizi necessari per effettuare esperimenti scientifici oltrechè Robonaut 2 (R2), primo robot umanoide nello spazio, destinato a diventare un residente permanente della Stazione. La missione STS-133 sarà caratterizzata inoltre da due passeggiate spaziali che consentiranno di effettuare la manutenzione ordinaria ed installare alcuni nuovi componenti.

Pubblicato da: mida999 | gennaio 29, 2011

Keplero-10b, pianeta roccioso extrasolare

La missione Keplero della NASA ha confermato la scoperta del primo pianeta roccioso, chiamato Keplero-10b.Il più piccolo pianeta mai osservato fuori dal nostro sistema solare misura 1,4 volte le dimensioni della Terra, ha una massa 4,6 volte superiore ed una densità media di 8,8 grammi per centimetro cubo.La scoperta si basa su più di otto mesi di dati raccolti da Keplero dal maggio 2009 ai primi di gennaio 2010.’Tutte le potenzialità tecnologico-scientifiche della sonda sono state focalizzate nella ricerca della prima prova concreta di un pianeta roccioso in orbita attorno ad una stella diversa nostro sole’, ha affermato Natalie Batalha, vice leader del team scientifico Keplero della NASA Ames Research Center di Moffett Field, in California.’La squadra Keplero ha assunto nel 2010 l’impegno di trovare le firme rivelatrici di piccoli pianeti  ed ora cominciamo a vedere i risultati.’Il fotometro ultra-preciso di Keplero misura la minuscola diminuzione di luminosità di una stella che si verifica quando un pianeta passa di fronte ad essa.Le dimensioni del pianeta possono essere ricavate da questi periodici cali di luminosità.La distanza tra il pianeta e la stella si calcola misurando il tempo che intercorre tra passaggi successivi del pianeta orbitante intorno alla stella.Keplero è la prima missione della NASA in grado di trovare pianeti simili alla Terra in dimensione e vicini alla zona abitabile, la regione in un sistema planetario in cui l’acqua liquida può esistere sulla superficie del pianeta.Dato che l’orbita avviene una volta ogni 0,84 giorni purtroppo Keplero-10b si trova ad una distanza 20 volte più vicina alla sua stella di quanto Mercurio lo sia dal nostro sole e quindi non nella zona abitabile. La stella Keplero-10 nella costellazione del Dragone è da tempo in cima alla lista per le osservazioni terrestri tramite il telescopio Keck Observatory di 10 metri nelle Hawaii.L’attesa di un segnale che confermasse Keplero-10b come pianeta non sono andate deluse.Keck è stato in grado di misurare i piccoli cambiamenti nello spettro della stella ( effetto Doppler ), causati dall’attrazione gravitazionale esercitata dal pianeta in orbita attorno alla stella.’La scoperta di Keplero 10-b è una significativo passo nella ricerca di pianeti simili al nostro’, ha detto Douglas Hudgins, scienziato della NASA.’Nonostante questo esopianeta non si trovi nella zona abitabile,la scoperta è senza dubbio molto importante ed auspichiamo possa essere la prima di numerose altre’.Grazie all’intensa magnitudo di Keplero-10 gli scienziati sono stati in grado di rilevare le variazioni ad alta frequenza nella luminosità della stella, generata da oscillazioni stellari o “starquakes”.Gli scienziati del Consortium Kepler Asteroseismic Science utilizzeranno le informazioni acquisite per comprendere meglio la natura e le dinamiche della stella proprio come i terremoti vengono utilizzati per conoscere la struttura interna della Terra.

Pubblicato da: mida999 | gennaio 17, 2011

Il Voyager 1 raggiunge l’eliopausa

Nel 1972 ad un giovane professore del California Institute of Technology fu chiesto di lavorare part-time come scienziato capo presso il NASA’s Jet Propulsion Laboratory per una nuova missione spaziale che portasse una sonda ai limiti del sistema solare ed infine nello spazio interstellare.Edward Stone accettò l’incarico ed ora, 33 anni dopo il lancio delle due sonde Voyager, l’obiettivo sembra essere in vista.’Voyager 1 è oggi l’oggetto più distante creato dall’uomo’, dice Stone.’Si trova a 115 unità astronomiche dalla Terra’, ossia è 115 volte più lontano di quanto la Terra lo sia dal sole, ad oltre 16 miliardi di km.’Voyager 2 ha viaggiato un po ‘più lentamente ed in una direzione diversa ed oggi dista circa 14 miliardi chilometri dalla Terra.Entrambe le sonde Voyager sono ancora all’interno di una ‘bolla’ creata dal vento solare, un flusso di particelle che si irradiano verso l’esterno dal sole da 1.6 a 3.2 milioni di chilometri all’ora.Questa bolla, o eliosfera, esiste in quanto un campo magnetico proveniente dallo spazio, probabilmente derivante dalle esplosioni di supernovae avvenute tra cinque e dieci milioni di anni fa, preme contro il vento solare.Quando il vento solare si avvicina al confine con il mezzo interstellare, deve attraversare uno shock sonico proprio come la parte anteriore di un aereo supersonico.’Voyager 1 ha subito quella scossa nel dicembre 2004 e da allora è entrato in “heliosheath” , la regione dove il vento solare è  intenso, compresso e turbolento a causa della sua interazione con lo spazio interstellare .Negli ultimi sei mesi Voyager 1 ha segnalato che la velocità radiale del vento solare è pari a zero il che significa che la sonda si avvicina al limite finale del sistema solare,detto eliopausa.Stone ed i suoi colleghi non si aspettavano che Voyager 1 raggiungesse questo punto in un tempo così breve: ciò indica che il confine si trova più vicino al Sole di quanto avessero pensato.’I nostri modelli hanno bisogno di essere perfezionati tenendo conto di queste nuove osservazioni, in modo da stabilire con maggiore precisione quanto più lontano il Voyager debba andare prima di entrare nello spazio interstellare.Potrebbe occorrere un anno o più di analisi dei dati per confermare che Voyager 1 abbia effettivamente attraversato l’eliopausa.Probabilmente non ci sarà un momento preciso del passaggio ma i ricercatori continueranno a ricevere i dati dai Voyagers all’incirca sino al 2020 o 2025 dopo che le sonde avranno abbandonato il sistema solare.’Questo momento sarà da considerarsi una pietra miliare nella storia dell’umanità’, continua Stone. ‘Entrambe le sonde Voyager probabilmente sopravviveranno alla Terra.Quando, a miliardi di anni da oggi,il sole si dilaterà trasformandosi in una gigante rossa, i Voyagers, pur con i  generatori radioattivi esauriti e la strumentazione congelata, continueranno a vagare solitari attraverso lo spazio interstellare verso una destinazione ignota, muniti di una registrazione su disco delle immagini del 20 ° secolo sulla Terra, la musica di molteplici culture ed i saluti in decine di lingue.Forse l’ultima ed unica prova che la razza umana sia mai esistita.

Pubblicato da: mida999 | gennaio 2, 2011

Chandra ed i buchi neri supermassicci

Un nuovo studio del NASA Chandra X-ray Observatory documenta l’attività dei più grandi buchi neri attivi negli ultimi miliardi di anni.Questa ricerca aiuta a comprendere meglio la genesi e l’evoluzione dei buchi neri supermassicci e potrebbe avere interessanti implicazioni sul comportamento futuro del gigantesco buco nero al centro della Via Lattea.La maggior parte delle galassie, compresa la nostra, contiene buchi neri supermassicci al loro centro, con masse che vanno da milioni a miliardi di volte la massa del sole.Per ragioni non ancora del tutto comprese gli astronomi hanno scoperto che questi buchi neri presentano una grande varietà di livelli di attività: da dormienti a iperattivi.I buchi neri supermassicci più vivaci sono chiamati nuclei galattici attivi (AGN) e producono grandi quantità di gas.Questo gas viene riscaldato ad altissima temperatura brillando di luce a raggi X.’Abbiamo scoperto che solo circa l’uno per cento delle galassie con masse simili alla Via Lattea contiene buchi neri nella loro fase più attiva’, ha affermato Daryl Haggard della University of Washington a Seattle e la Northwestern University di Evanston che ha guidato lo studio.’Conoscere quanti di questi buchi neri siano attivi ed in quale momento è importante per capire come i black holes crescano all’interno delle galassie e come questa crescita sia influenzata dal loro ambiente.’Questo studio prevede una indagine chiamata Chandra Multiwavelength Project, o Champ, che copre 30 gradi quadrati nel cielo, la più grande area di studio effettuato da Chandra sino ad oggi. Combinando le immagini di Chandra X-ray con immagini ottiche dalla Sloan Digital Sky Survey, circa 100.000 galassie sono state analizzate.Di questi, circa 1.600 sono a raggi X con possibili segnalazioni di attività AGN. ‘Vogliamo conoscere quanto spesso questi buchi neri giganti attraversano un picco di crescita importante.’Un obiettivo chiave degli astronomi è quello di capire come l’attività AGN abbia influenzato la crescita delle galassie. Una sorprendente correlazione tra la massa dei buchi neri giganti e la massa delle regioni centrali della galassia ospite suggerisce che la crescita di buchi neri supermassicci e delle loro galassie siano strettamente correlate.Determinare la percentuale di AGN nell’universo locale è fondamentale per aiutare a stabilire questa crescita parallela.Un risultato di questo studio è che la quantità di galassie contenenti AGN dipende dalla massa della galassia stessa.Le galassie più  massicce hanno maggiore probabilità di ospitare AGN rispetto alle galassie come la Via Lattea.Un altro risultato è che dal Big Bang vi è stata una graduale diminuzione nella percentuale di AGN: ciò implica che sia la disponibilità di combustibile o il meccanismo di rifornimento per i buchi neri sta cambiando con il tempo.Lo studio ha anche importanti implicazioni per la comprensione di come la disposizione delle galassie influenzi la crescita dei loro buchi neri in quanto la quantità di galassie  isolate AGN è risultata essere indistinguibile da quello delle galassie negli ammassi densi.E ‘possibile che la frazione di AGN si sia evoluto con il tempo cosmico in entrambi i casi ma a velocità diverse.Se la percentuale di AGN in cluster galattici inizialmente erà più elevata, come alcuni risultati hanno suggerito, può darsi che successivamente si diminuita in modo più rapido.Questo può spiegare ciò che si osserva nell’universo locale.La Via Lattea contiene un buco nero noto come Sagittarius A *(Sgr A *).Gli astronomi sono stati testimoni nel corso degli anni di alcuni incrementi di attività da parte di Sgr A * ma ad un livello molto basso.Se la Via Lattea seguisse il trend  previsto dallo studio Champ, Sgr A * dovrebbe essere circa un miliardo di volte più brillante in raggi X per circa l’1% della vita residua del sole.Tale attività è probabile sia stata molto più comune in un lontano passato.Se Sgr A * fosse  un AGN non sarebbe una minaccia per la vita sulla Terra.Tuttavia qualsiasi ipotetico pianeta molto più vicino al centro della galassia riceverebbe una grande quantità di radiazioni potenzialmente dannose.

Pubblicato da: mida999 | dicembre 20, 2010

Esplora il sole con JHelioviewer!

Il Sole è stato costantemente monitorato dallo spazio da quando nel dicembre 1995 è stata lanciata la missione SOHO.Da allora il telescopio spaziale con 12 strumenti a bordo ha prodotto un flusso giornaliero di 250 MB di dati per i ricercatori sulla Terra, analizzando la corona ed il vento solare.Da questo database degli ultimi 15 anni nasce JHelioviewer, un software di visualizzazione per immagini solari basato sullo standard di compressione JPEG 2000.Il protocollo JPEG 2000 Interactive ha il potenziale per rivoluzionare il modo in cui le immagini ad alta risoluzione sono diffuse ed analizzate,consentendo attraverso l’alta compressione dei dati di ridurne al minimo il volume trasmesso e massimizzarne l’usabilità, elemento particolarmente rilevante per la fisica solare.Utilizzando il software gli utenti possono creare i propri filmati del Sole, elaborando le immagini in tempo reale ed esportando i video prodotti in diversi formati.Per la prima volta è possibile sovrapporre le immagini dell’astro, da strumenti diversi, creando un filmato, per seguire un evento solare dall’inizio alla fine in una sequenza temporale predeterminata.Più di un milione di immagini di SOHO possono già essere utilizzate in aggiunta al terabyte di dati forniti ogni giorno dal NASA Solar Dynamics Observatory.L’accesso ad un tale volumi di dati di grandi dimensioni ad alta risoluzione spaziale è di fondamentale importanza per sostenere la ricerca scientifica inerente la nostra stella a partire dalla formazione e strutturazione del campo magnetico ,lo studio dei cicli, le macchie, le protuberanze, i brillamenti,  il vento solare e l’eliosfera.

Pubblicato da: mida999 | dicembre 17, 2010

Spitzer svela il pianeta WASP-12b

Gli astronomi hanno scoperto un pianeta gigante gassoso chiamato WASP-12b che può essere definito il primo mai osservato ricco di carbonio.La scoperta è stata fatta utilizzando il NASA Spitzer Space Telescope.’Questo pianeta ci rivela la sorprendente diversità dei mondi nell’universo’, ha detto Nikku Madhusudhan del Massachusetts Institute of Technology, Cambridge.E’ ipotizzabile che WASP-12b possa essere ricco al suo interno sotto gli strati gassosi di grafite, diamanti o di una forma più esotica di carbonio.Gli astronomi non possiedono attualmente la tecnologia per osservare i nuclei dei pianeti extrasolari o pianeti orbitanti attorno a stelle se si eccettua per il nostro sole ma le loro teorie prefigurano questa plausibile  possibilità.Esiste l’ipotesi che anche i pianeti rocciosi ricchi di carbonio molto meno massicci di WASP-12b potrebbero esistere attorno ad altre stelle. La nostra terra ha rocce come il quarzo e feldspato che sono composte di silicio ed ossigeno più altri elementi.Un pianeta roccioso ricco di carbonio potrebbe essere un luogo molto diverso rispetto al nostro pianeta.’Un mondo dominato dal carbonio terrestre potrebbe avere un grande quantitativo di rocce carbonio puro come il diamante o la grafite così come i composti dell’elemento chimico in questione’, ha detto Joseph Harrington, ricercatore di punta della University of Central Florida, a Orlando. Il carbonio è un componente comune dei sistemi planetari ed un ingrediente fondamentale della vita sulla Terra.Gli astronomi spesso misurano il rapporto carbonio-ossigeno per avere un’idea della composizione chimica di una stella.Il nostro Sole ha un rapporto tra carbonio-ossigeno di circa uno a due :ciò sta a significare che possiede circa la metà del carbonio rispetto all’ossigeno.Nessuno dei pianeti del nostro sistema solare è noto per avere più carbonio rispetto all’ossigeno tuttavia questo rapporto non è conosciuto per Giove, Saturno, Urano e Nettuno.A differenza di WASP-12b, questi pianeti infatti contengono acqua , il principale vettore di ossigeno, all’interno delle loro atmosfere, il che rende difficile la determinazione.WASP-12b è il primo pianeta con un rapporto tra carbonio ed ossigeno misurato a più di uno.Questo significa che il pianeta ha un contenuto di carbonio in eccesso di cui una parte sotto forma di metano atmosferico.Madhusudhan, Harrington ed altri colleghi hanno utilizzato Spitzer per osservare WASP-12b, nascosto dietro la sua stella in una tecnica conosciuta come eclisse secondaria.Questi dati sono stati combinati con le osservazioni precedentemente pubblicate, ottenute attraverso le osservazioni effettuate da terra con il telescopio Canada-France-Hawaii a Mauna Kea, nelle Hawaii.Madhusudhan ha usato i dati per effettuare un’analisi atmosferica dettagliata, rivelando sostanze chimiche come il metano ed il monossido di carbonio presenti nell’atmosfera del pianeta.WASP-12b deriva il suo nome dal consorzio Wide Angle che ha sviluppato la ricerca dei pianeti extrasolari.E’ di 1,4 volte la massa di Giove e si trova a circa 1.200 anni luce dalla Terra.Percorre l’orbita in poco più di un giorno con un lato sempre rivolto verso l’astro ed ad una distanza così ravvicinata che la gravità deforma il pianeta in una forma simile ad un uovo.La gravità della stella nana WASP-12 nella costellazione Auriga inoltre sottrae massa al pianeta formando un disco sottile che orbita intorno ad essa e condannandolo ad essere completamente “divorato” tra dieci milioni d’anni in una sorta di “cannibalismo cosmico”.I dati di Spitzer rivelano anche ulteriori informazioni sulla temperatura di WASP-12b.Il mondo era già noto per essere uno dei più caldi pianeti extrasolari finora scoperti e le nuove osservazioni indicano come il lato che fronteggia la stella è abbastanza caldo per fondere l’acciaio, a 4.200 gradi Fahrenheit.

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