Pubblicato da: mida999 | febbraio 24, 2017

Trappist-1

trappist-1Lo Spitzer Space Telescope ha scoperto a circa 40 anni luce dalla Terra, in un sistema di esopianeti relativamente vicino al nostro nella costellazione dell’Acquario il primo sistema conosciuto di sette esopianeti attorno ad una singola stella.Tre di questi sono quasi certamente situati nella “zona abitabile”, area nella quale si trovano pianeti rocciosi con la probabile presenza di acqua allo stato liquido.Si tratta in assoluto del numero maggiore di esopianeti abitabili trovati orbitanti intorno ad una singola stella, tutti potenzialmente dotati delle giuste condizioni atmosferiche e soprattutto di acqua, chiave della vita per come la conosciamo.Il sistema è chiamato Trappist-1 in quanto è stato proprio il  Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope (Trappist) situato in Cile ha rivelarne tre di questi nel maggio 2016.Assistito da altri telescopi terrestri tra i quali l’ European Southern Observatory’s Very Large Telescope  Spitzer ha confermato l’esistenza dei suddetti esopianeti scoprendo in seguito gli ulteriori cinque.I nuovi risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature ed annunciati al quartiere generale della Nasa a Washington.Utilizzando i dati di Spitzer si sono ottenute con precisione le dimensioni dei sette esopianeti e fatta una prima stima della massa di sei permettendo di determinarne la densità.Proprio dalla densità si può affermare che tutti i sette esopianeti siano rocciosi.Ulteriori osservazioni ed analisi potrebbero successivamente confermare la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie di alcuni di essi.La massa del settimo e più lontano esopianeta non è stata ancora calcolata  ma si pensa possa essere completamente ghiacciato anche se saranno necessari altri approfondimenti in proposito.A differenza del nostro Sole la stella del sistema Trappist-1, classificata come “ultra-cool dwarf” ha una temperatura e dimensione tale che potrebbe consentire la presenza di acqua allo stato liquido anche su esopianeti molto vicini ad essa.Tutti e sette si trovano ad una distanza inferiore dalla stella di appartenenza rispetto a Mercurio nei confronti del Sole.Sono così vicini tra di loro che un ipotetico abitante di uno di questi potrebbe osservare le caratteristiche geologiche o le nuvole dell’esopianeta limitrofo che apparirebbe nel cielo di dimensione maggiore rispetto alla nostra Luna.Potrebbero anche essere in rotazione sincrona rispetto la stella di riferimento e quindi con un lato esposto continuamente alla luce rispetto l’altro e con significative differenze di temperatura ed agenti atmosferici.Spitzer in quanto telescopio ad infrarossi è certamente addatto allo studio di Trappist-1 perchè la stella brilla in modo più luminoso nella radiazione infrarossa che ha una lunghezza d’onda non percepibile dall’occhio umano.”Questo è il risultato più emozionante che ho visto in 14 anni di attività Spitzer”, ha affermato Sean Carey, direttore del Centro di Spitzer Science della NASA al Caltech / IPAC a Pasadena, in California.”Trappist-1 ci darà la possibilità di studiare le atmosfere di potenziali mondi abitabili delle dimensioni della Terra” ha concluso Michael Gillon, capo ricercatore di Trappist dell’Università di Liegi in Belgio.

Pubblicato da: mida999 | marzo 16, 2015

L’oceano di Ganimede

L’Hubble Space TelescopeGanimede della Nasa potrebbe aver trovato la prova della presenza di un oceano sotterraneo di acqua salata su Ganimede, la luna di maggiore dimensioni di Giove.Il contenuto d’acqua sarebbe superiore rispetto alla totalità presente sulla superficie terrestre.L’identificazione di acqua allo stato liquido è cruciale nella ricerca di pianeti abitabili simili alla Terra e di forme di vita paragonabili alla nostra.”La scoperta rappresenta una tappa fondamentale di Hubble nel corso dei suoi 25 anni in orbita” ha affermato John Grunsfeld, amministratore associato del NASA Science Mission Directorate a Washington.”Un profondo oceano sotto la crosta ghiacciata di Ganimede apre interessanti prospettive per possibili forme di vita non terrestri.Ganimede è la più grande luna del sistema solare, unica a possedere un proprio campo magnetico.Ciò genera aurore ovvero bande di gas elettrificato incadescendente nelle regioni intorno ai poli.A causa della sua vicinanza a Giove la luna è “incorporata” con il campo magnetico gioviano.Quando il campo magnetico di Giove muta altrettanto succede a Ganimede, andando avanti e indietro.Attraverso il movimento delle due aurore gli scienziati sono stati in grado di determinare la quantità di acqua salata esistente,influenzata sotto la crosta di Ganimede dal proprio campo magnetico.L’idea di utilizzare Hubble per questo specifico scopo è venuta ad un team di ricercatori guidata da Joachim Saur dell’Università di Colonia in Germania.”Se le aurore sono controllate dal campo magnetico, osservandole in modo appropriato puoi conoscere meglio il campo magnetico stesso e quindi di conseguenza scoprire anche informazioni riguardanti in questo caso la parte interna della luna”.Se fosse presente un oceano di acqua salata nelle profondità di Ganimede, questo genererebbe un campo magnetico secondario che si contrapporrebbe al campo di Giove.La “frizione magnetica” prodotta influenzerebbe il movimento delle aurore e dall’osservazione effettuata risulta infatti che questa opposizione riduce il movimento delle aurore di 2 gradi anzichè 6 nel caso l’oceano non fosse presente.Gli scienziati stimano che sia profondo approssimativamente 100 km.,10 volte più degli oceani terrestri,mentre la crosta ghiacciata è di 150 km.I primi indizi sulla presenza di un oceano su Ganimede risalgono al 1970 mentre nel 2002 la missione Galileo della Nasa misurò il campo magnetico della luna di Giove ma le misurazioni erano troppo brevi per distinguere il ciclico movimento del secondario campo magnetico dell’oceano.Le nuove osservazioni sono state eseguite nella luce ultravioletta da Hubble al di fuori dell’atmosfera terrestre che la assorbe quasi completamente.

Pubblicato da: mida999 | aprile 21, 2014

Keplero scopre nuova Terra

kepler186f_comparisongraphic_0Utilizzando lo Space Telescope Kepler della Nasa gli astronomi hanno scoperto il primo pianeta di dimensioni simili alla Terra orbitante nella cosiddetta “fascia abitabile“,ovvero ad una distanza dalla stella che consenta l’esistenza di acqua allo stato liquido.E’ la conferma che pianeti simili alla Terra possano dunque trovarsi in altri sistemi solari.A differenza dei pianeti precedentemente scoperti nella fascia abitabile di dimensione maggiore del 40 % ,quest’ultimo, denominato Kepler-186f , è appunto più assimilabile al nostro pianeta con un raggio più grande dell’11 %.”La scoperta di Kepler-186f rappresenta un passo significativo nella ricerca di esopianeti”ha affermato Paul Herts,direttore dell’agenzia astrofisica della Nasa a Washington.Le future missioni come la Transiting Exoplanet Survey Satellite e la James Webb Space Telescope scopriranno pianeti rocciosi più vicini e determinandone la composizione chimica e le condizioni atmosferiche nel tentativo di scoprire mondi simili al nostro”.Per il momento la massa e la composizione di Kepler-186-f non sono ancora certe ma i dati raccolti lasciano supporre che il pianeta sia roccioso.”Non siamo ancora riusciti a trovare al di fuori della Terra altre forme di vita e pianeti come Kepler-186f per la dimensione e la distanza dall’astro ci fanno sperare di essere nella giusta direzione”ha detto Elisa Quintana ricercatrice scientifica dell’Istituto Seti al centro Ames della Nasa.Kepler-186-f è situato nel sistema Kepler-186 a circa 500 anni luce dalla Terra nella costellazione del Cigno.Il sistema comprende altri quattro pianeti che orbitano attorno ad una stella della dimensione e massa della metà del nostro Sole.La stella è una M dwarf o red dwarf (nana rossa), classe a cui appartiene il 70% degli astri nella Via Lattea,dato che potrebbe rivelarsi indicativo nella ricerca di pianeti con altre forme di vita.L’orbita di Kepler-176-f attorno alla sua stella avviene in 130 giorni e riceve da essa approssimativamente 1/3 dell’energia rispetto alla Terra.E’ più vicina della Terra all’astro e la sua luminosità a mezzogiorno e paragonabile a quella di un’ora prima del tramonto sulla Terra.”Essere nella fascia abitabile non significa che il pianeta sia effettivamente tale.La temperatura del pianeta è strettamente correlata con la tipologia di atmosfera che possiede” ha asserito Thomas Barclay ricercatore del Bay Area Environmental Research Institute.Gli altri quattro pianeti che misurano 1/5 della dimensione terrestre ovvero Kepler-186b, Kepler-186c, Kepler-186d e Kepler-186e orbitano rispettivamente ogni quattro,sette,tredici e ventidue giorni ad una distanza troppo vicina dal loro astro e con una temperatura quindi eccessivamente elevata per eventuali forme di vita.Lo Space Telescope Kepler proseguirà nella ricerca di esopianeti che possiedano caratteristiche analoghe a quelle terrestri attraverso la variazione della curva di luce e la perturbazione gravitazionale di oltre 150.000 stelle.

Pubblicato da: mida999 | giugno 8, 2013

Il libro – Capire l’universo

Non esiste cultura umana che non abbia avvertito da sempre lo stretto legame tra l’uomo e il cielo, sforzandosi di analizzare e comprendere attraverso filosofia,scienza e religione, la dimensione e il ruolo che occupiamo nel contesto cosmico. Il libro ripercorre l’evoluzione del pensiero cosmologico moderno, partendo da Herschel e passando per i lavori della Leavitt, di Shapley, Hubble, Priedmann, Lemàitre, Gamow fino all’affermazione del modello del Big Bang con l’inflazione e alla recente scoperta dell’energia oscura come motore dell’espansione cosmica accelerata.

Pubblicato da: mida999 | febbraio 8, 2013

L’asteroide 2012DA14

L’asteroide 2012DA14 è un corpo celeste delle dimensioni approssimative in diametro di 40 o 50 metri che nella giornata 15 febbraio 2013 transiterà  molto vicino alla Terra da sud a nord a 28000 chilometri dalla superficie del pianeta ed a 8000 chilometri di distanza dai satelliti in orbita geostazionaria. Sarà osservabile dall’Europa orientale, Asia ed Australia utilizzando uno strumento ottico come ad esempio un telescopio amatoriale od un binocolo.  Scoperto da un gruppo di astronomi spagnoli dell’osservatorio La Sagra in Andalusia, l’asteroide ha dimensioni simili a quello caduto il 30 giugno del 1908 in Russia in una località  chiamata Tunguska, esplodendo ed abbattendo gli alberi in un raggio di 1300 chilometri quadrati.”In questo caso comunque l’evento non desta preoccupazioni perchè sappiamo con certezza che 2012DA14 non colliderà  con la Terra”, ha affermato Don Yeomans, manager dell’ufficio per la ricerca e lo studio dei N.E.O (Near Earth Objects).”Venti anni fa non avremmo quasi certamente scoperto questo corpo celeste ma ora la Nasa sta monitorando il cielo per controllare se nel futuro  oggetti simili possano minacciare la Terra ed al tempo stesso per la loro rilevanza scientifica”.

Pubblicato da: mida999 | gennaio 25, 2013

Accordo Nasa-Esa per l’Orion

LA NASA ha firmato un accordo con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per fornire un modulo di servizio al veicolo spaziale Orion nell’ambito della missione di esplorazione-1 nel 2017.”Lo spazio è da tempo una frontiera per la cooperazione internazionale e noi ci muoviamo in questa direzione”, ha dichiarato Dan Dumbacher, vice amministratore associato per lo sviluppo del sistema di esplorazione della NASA con sede a Washington.Avvalendosi del proficuo rapporto instaurato con l’ESA quale partner della Stazione Spaziale Internazionale questa nuova collaborazione  favorirà lo sviluppo dei progetti studiati per inviare l’uomo più lontano nello spazio .I tre componenti essenziali del veicolo Orion sono la capsula che consentirà ai quattro astronauti dell’equipaggio di essere lanciati nello spazio e successivamente ricondotti a casa con un atterraggio sicuro, il sistema di interruzione del lancio che garantirà la sicurezza nell’ipotesi di un emergenza potenzialmente mortale ed il modulo di servizio che fornirà all’Orion il sistema energetico, termico e di propulsione.Il modulo di servizio è localizzato direttamente sotto la capsula dell’equipaggio, dotandola della capacità di propulsione nello spazio per il trasferimento orbitale e del controllo della stabilità oltre a generare ed immagazzinare l’energia, fornire il controllo termico, l’acqua e l’aria per gli astronauti.Rimarrà collegato al modulo dell’equipaggio fino a poco prima che la capsula ritorni a Terra.”Il contributo dell’ESA sarà fondamentale per il successo della missione” ha affermato Mark Geyer, manager del programma Orion.La missione di esplorazione-1 nel 2017 sarà di fatto il primo volo integrato del veicolo spaziale Orion con il nuovo sistema di lancio della NASA dopo un primo test effettuato nell’anno 2014 nel quale l’Orion sarà lanciato utilizzando un razzo vettore Delta IV Heavy ad un’altitudine di 5.800 Km.Se la missione dovesse andare a buon fine sarà seguita dalla seconda  fase che prevede il  lancio dell’Orion e un equipaggio di quattro astronauti nello spazio.”Abbiamo un lungo cammino davanti per sviluppare questo fondamentale progetto per l’esplorazione umana dello spazio e la NASA è entusiasta di avere l’ESA come partner nei prossimi anni” ha concluso Dumbacher.

Pubblicato da: mida999 | gennaio 17, 2013

La Terra ha la febbre

Gli scienziati della NASA hanno comunicato che il 2012 è stato il nono anno più caldo dal 1880, proseguendo una tendenza di lungo termine dell’aumento delle temperature del globo.Con l’eccezione dell’anno 1998, i nove anni più caldi dei 132 registrati si sono tutti verificati a partire dall’anno 2000, con il 2010 e 2005 primi in assoluto.Il NASA Goddard Institute for Space Studies (GISS) a New York che controlla le temperature della superficie del pianeta, ha rilasciato un’analisi aggiornata che confronta le temperature in tutto il mondo nel 2012 con la temperatura media globale dalla metà del 20° secolo.La temperatura media raggiunta nel 2012 è stata di circa 14,6 gradi Celsius, 0,6 °C più calda della metà del 20° secolo.La temperatura media globale è aumentata di 0,8 °C sin dal 1880 secondo le nuove analisi. Gli scienziati sottolineano che, benchè i modelli meteorologici causino sempre fluttuazioni nella temperatura media di anno in anno, il continuo aumento dei livelli dei gas a effetto serra nell’atmosfera terrestre comporteranno con ogni probabilità un aumento a lungo termine delle temperature del globo di decennio in decennio.Il motivo fondamentale è da attribuirsi appunto all’aumento esponenziale della quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.Il biossido di carbonio è un gas a effetto serra che intrappola il calore e soprattutto ha una profonda influenza sul clima terrestre.L’incremento dovuto alle emissioni artificiali ha accresciuto il livello di anidride carbonica in modo costante negli ultimi decenni.L’anidride carbonica presente era di circa 285 parti per milione nel 1880, il primo anno della registrazione delle temperature da parte del GISS.Nel 1960 la concentrazione atmosferica di biossido di carbonio, misurata a NOAA Mauna Loa Observatory, era di circa 315 parti per milione.Oggi si sono superate le 390 parti per milione.”Alcune stagioni potranno certamente rivelarsi meno calde della media a lungo termine, ma è indubitabile notare come la frequenza di periodi di caldo estremo sia in forte aumento.E’ ciò ha maggiore impatto sulle persone e le altre forme di vita sul pianeta”, ha concluso il direttore del GISS James E. Hansen.

Pubblicato da: mida999 | aprile 8, 2012

Diavoli marziani

Un “diavolo di polvere” marziano alto circa 20 chilometri è stato osservato il 14 marzo lungo la regione Amazonis Planitia dalla fotocamera ad alta risoluzione della NASA Mars Reconnaissance Orbiter nell’ambito dell’esperimento HiRISE.Nonostante la sua altezza il pennacchio è largo poco più di 70 metri.I “diavoli di polvere” si formano anche sulla Terra e sono prodotti dal surriscaldamento della superficie di un suolo arido che a causa di una depressione del terreno genera un mulinello di aria che può crescere in dimensioni ed in potenza.L’aria calda meno densa tende a dirigersi verso l’alto facendo affluire nuova aria dall’ambiente circostante.Quando il vortice formatosi arriva su una superficie relativamente fredda non ha più l’energia ed il tempo per riscaldare la nuova aria e quindi l’equilibrio si rompe provocando il rapido collasso ed il fisiologico dissolvimento di questo fenomeno metereologico.L’immagine è stata scattata nella tarda primavera marziana, a due settimane del solstizio d’estate, un momento in cui il suolo in latitudini medie dell’area settentrionale del pianeta rosso è maggiormente riscaldato dal sole.La sonda Mars Reconnaissance Orbiter ha esaminato Marte dal 2006 attraverso la sua dotazione di sei strumenti scientifici ed ora, nel prolungamento della missione, continua a fornire informazioni sul pianeta ed indagare sui processi che modificano la superficie come il vento solare e gli impatti meteoritici.

Pubblicato da: mida999 | novembre 19, 2011

Acqua su Titano

Secondo nuovi elementi raccolti dalla sonda della NASA Cassini un enorme oceano d’acqua potrebbe esistere sotto la gelida superficie di Titano, la luna di Saturno. Le osservazioni sono state effettuate dalla sonda dal 2004, quando è entrata in orbita attorno al gigante gassoso.Alcuni dettagli dell’orbita  e la rotazione di Titano non sembrano compatibili con il tipico comportamento di un corpo celeste completamente solido. Questi dettagli assumono però un crisma di plausibilità presumendo un oceano sotto la superficie probabilmente di acqua allo stato liquido. Il nuovo studio non è il primo a suggerire che Titano potrebbe avere un oceano sotterraneo ma aggiunge un’altra serie di elementi di prova a sostegno di questa suggestiva ipotesi.’Noi pensiamo che la presenza di un oceano interno sia da considerarsi probabile’ ha affermato l’autrice dello studio Rose-Marie Baland dell’Osservatorio Reale del Belgio a Bruxelles’. Titano , la più grande luna di Saturno con i suoi 5150 km di diametro, è considerato uno dei principali candidati ad ospitare la vita oltre la terra. La sua temperatura superficiale si attesta attorno a -179 gradi Celsius e possiede una spessa atmosfera ricca di azoto in cui turbinano migliaia di tipi diversi di molecole organiche con piogge di metano che formano laghi di idrocarburi liquidi sulla superficie. Diversi studi precedenti avevano ipotizzato che l’inclinazione di Titano ed il momento d’inerzia non avessero molto senso con una luna completamente solida mentre potessero funzionare con un oceano sotterraneo.La Baland ed il suo team hanno utilizzato questi risultati come punto di partenza per il loro studio. Attraverso i dati della Cassini si può presumere che la luna possieda un nucleo solido circondato da un oceano liquido d’acqua sotto un gelido ” guscio” in superficie. Le dimensioni di questi vari strati sono difficili da definire al momento ma i ricercatori hanno affermato che il lavoro di modellazione suggerisce che il guscio di ghiaccio potrebbe essere di 150-200 km di spessore e l’oceano di circa 425 km di profondità. La teoria della Baland sulla formazione ed evoluzione di Titano suppone dunque che questo oceano potrebbe essere composto principalmente da acqua ed in parte da ammoniaca piuttosto che da idrocarburi o da qualche altra sostanza. Se così fosse, Titano sarebbe da accomunare a satelliti nel sistema solare esterno come quelli di Saturno Encelado e di Giove Europa. Altra prova che sembra suffragare questa tesi è che l’intera superficie di Titano tenda a “scivolare” (traslazione), suggerendo che la crosta della luna e del nucleo siano separate da uno strato di acqua allo stato liquido. Alcuni astrobiologi ipotizzano che forme di vita di tipo esotico su base di metano possano esistere nei laghi di idrocarburi di Titano. La presenza di acqua allo stato liquido sulla luna di Saturno, requisito fondamentale per lo sviluppo della vita su base carbonio,  la renderebbero candidata attendibile per una ricerca mirata alla scoperta di forme di vita analoghe nel sistema solare.

Pubblicato da: mida999 | settembre 22, 2011

La Nasa progetta il futuro

La NASA sta proseguendo nello sviluppo del sistema di lancio nello spazio per l’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre.Lo Space Launch System può offrire un mezzo sicuro, accessibile e sostenibile in grado di superare i limiti attuali e consentire nuove scoperte nell’ambito della ricerca scientifica.Lo Space Launch System (SLS) è progettato per trasportare il Multi-Purpose Vehicle Orion Crew oltre ad attrezzature tecnologiche per l’effettuazione di esperimenti funzionali alle future missioni.SLS servirà inoltre come punto d’appoggio per i servizi dei partners commerciali ed il trasporto internazionale verso la Stazione Spaziale Internazionale.Il razzo includerà inoltre innovazioni tecnologiche sviluppate nell’ambito del programma Space Shuttle e Constellation al fine di sfruttare l’hardware già testato e le attrezzature d’avanguardia  per ridurre notevolmente i costi di sviluppo.Verranno utilizzati idrogeno ed ossigeno liquido per alimentare il sistema di propulsione che includerà l’interfaccia RS-25D/E del programma Space Shuttle ed il motore J-2X per lo stadio superiore mentre i voli di sviluppo iniziali utilizzeranno booster a propellente solido.SLS avrà una capacità iniziale di sollevamento di 70 tonnellate metriche, incrementabile successivamente a 130.Il primo volo di sviluppo è previsto per il 2017.Questa architettura specifica è stata scelta soprattutto perché utilizza un approccio “elastico e modificabile”che consentirà alla NASA di affrontare costose attività di sviluppo nelle prime fasi del programma e di tutelare il budget a disposizione da dinamiche inflattive.La possibilità di utilizzare un veicolo di lancio modulare configurabile per le esigenze di missioni specifiche, utilizzando una serie di elementi comuni, offre un ampio spettro di scelta a disposizione della NASA .’Abbiamo compiuto significativi progressi nella realizzazione dell’obiettivo di esplorazione dello spazio profondo, ha affermato il vice amministratore della NASA Lori Garver.’Stiamo riducendo i costi che riguardano il sistema di lancio spaziale Orion e dei contratti stipulati attraverso l’adozione di nuove modalità economiche in grado di farci risparmiare centinaia di milioni di dollari l’anno’.’Con la sua capacità di sollevamento superiore SLS espanderà il nostro raggio d’azione nel sistema solare in funzione di future esplorazioni della Luna, gli asteroidi vicini alla Terra, Marte ed oltre.Acquisiremo maggiori informazioni sulla formazione del sistema solare, sull’origine della vita sulla Terra e le possibilità di sviluppo su altri pianeti.Ampliando i confini dell’ esplorazione umana saremo in grado di comprendere in modo più compiuto noi stessi, il nostro pianeta ed il posto che occupiamo nell’universo’, ha concluso Garver.

Pubblicato da: mida999 | agosto 13, 2011

Molecole d’ossigeno nella nebulosa d’Orione

L’Herschel Space Observatory dell’ESA, osservando regioni di formazione stellare nella nebulosa di Orione, ha fornito per la prima volta la conferma della presenza di molecole di ossigeno nello spazio.Utilizzando tre frequenze infrarosse del radiotelescopio gli astronomi hanno provato l’esistenza di una molecola di ossigeno per ogni milione di molecole di idrogeno.Singoli atomi di ossigeno sono comuni nello spazio in particolare intorno alle stelle massicce ma l’ossigeno molecolare che costituisce circa il 20 per cento dell’aria che respiriamo si era dimostrato fino ad ora inafferrabile per gli astronomi .’L’ossigeno gassoso è stato scoperto nel 1770 ma ci sono voluti più di 230 anni per affermare finalmente con certezza che questa molecola elementare esiste nello spazio’, ha affermato Paul Goldsmith, scienziato Nasa del progetto Herschel presso il  Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.Il satellite svedese Odin aveva già individuato la molecola nel 2007 ma la scoperta non era stata purtroppo confermata.Goldsmith ed i suoi colleghi sospettano che l’ossigeno sia rinchiuso nel ghiaccio d’acqua all’interno di minuscoli grani di polvere.L’ossigeno rilevato da Herschel nella nebulosa di Orione potrebbe essere stato prodotto durante la formazione stellare dal riscaldamento dei granelli di ghiaccio che, rilasciando l’acqua, si sarebbero successivamente convertiti in molecole di ossigeno.I ricercatori hanno ora in programma di continuare la loro ricerca in altre regioni di formazione stellare.L’ossigeno è il terzo elemento più comune nell’universo e la sua forma molecolare dovrebbe essere abbondante nello spazio.Herschel si sta rivelando un potente strumento per svelare questo mistero irrisolto, consentendo agli astronomi di rilevare la firma spettrale dell’ossigeno in nuova serie di lunghezze d’onda dove si potrebbe celare.

Pubblicato da: mida999 | agosto 2, 2011

Il Mars Rover Curiosity nel cratere Gale

Il Mars Science Laboratory denominato Curiosity che decollerà da Cape Canaveral entro la fine dell’anno atterrerà nel cratere Gale nell’agosto 2012.Il cratere che prende il nome dall’astronomo australiano Walter F. Gale ha un diametro di 154 km. ed al suo interno è situata una montagna probabilmente residuo superstite di una sequenza estesa di depositi.’Curiosity oltre a raccogliere una grande quantità di dati scientifici sarà di fatto precursore di una futura missione per l’esplorazione umana del pianeta rosso’ha affermato  l’amministratore della NASA Charles Bolden.Durante la missione della durata di un anno marziano (due anni terrestri) i ricercatori utilizzeranno gli strumenti del rover per studiare se l’area di atterraggio possiede condizioni ambientali favorevoli per sostenere la vita microbica e suffragare attraverso nuove prove la teoria inerente lo sviluppo di precedenti forme di vita sul pianeta.’Il cratere Gale offre grandi speranze per l’ottenimento di risultati scientifici significativi’ ha dichiarato Jim Green, direttore del Planetary Science Division della NASA a Washington.Nel 2006 uno staff di 100 scienziati ha cominciato a prendere in considerazione circa 30 potenziali siti di atterraggio durante svariate riunioni in tutto il mondo, selezionandone infine quattro nel 2008.L’abbondanza di immagini raccolte ha consentito un’analisi approfondita riguardante i problemi legati alla sicurezza e le potenzialità scientifiche di ciascun sito per giungere infine all’unanime decisione sul cratere Gale.Curiosity, alimentato da un generatore termoelettrico a radioisotopi, è circa due volte più lungo e cinque volte più pesante rispetto a qualsiasi precedente Mars Rover.E’dotato di 10 strumenti scientifici tra i quali due per l’acquisizione e l’analisi dei campioni di roccia in polvere che il braccio robotico del rover raccoglie.La zona del cratere dove Curiosity concentrerà le proprie ricerche presenta una conoide alluvionale probabilmente prodotta dalla sedimentazione del materiale in carico all’originario corso d’acqua.Gli strati alla base della montagna contengono argille e solfati che si caratterizzano entrambi per la loro formazione in acqua.’Il cratere Gale si trova in una posizione di elevazione molto bassa su Marte e questa sua peculiarità lo rende particolarmente interessante in quanto è noto come l’acqua scorra in discesa’ ha osservato John Grotzinger, scienziato del progetto presso il California Institute of Technology di Pasadena.In termini di profilo verticale e bassa elevazione Gale offre caratteristiche di conformazione geologica simili al più grande canyon del sistema solare, Valles Marineris.Curiosity è destinato comunque a modificare la strategia incentrata sull’esclusiva ricerca dell’acqua seguita durante le  recenti esplorazioni di Marte.Le strumentazioni scientifiche del rover sono in grado infatti di identificare gli altri ingredienti della vita come il carbonio, mattone di base dei composti organici.La conservazione a lungo termine dei composti organici richiede condizioni ambientali speciali.Curiosity potrebbe trovarle negli strati di argilla e solfato presenti sul fondo della montagna nel cratere Gale che, depositatisi sui composti organici, li avrebbero protetti dall’ossidazione.La ricerca di elementi organici ed inorganici consentirà inoltre di indagare indirettamente sui cambiamenti climatici avvenuti nel corso della storia evolutiva del pianeta rosso all’interno di un sistema solare in progressiva trasformazione.

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